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| Etica del fotografo naturalista |
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| Lo scopo di questa piccola nota riguarda l´impatto che può avere un fotografo naturalista dilettante sulle popolazioni di uccelli nidificanti, le relative conseguenze sull´avifauna e la ricerca scientifica. Ogni fotografo naturalista (e non) deve avere un´etica da rispettare. Noi fotografi, armati di fotocamera ed attrezzature varie, abbiamo sempre più spesso accesso a zone delicatissime dal punto di vista biologico: paludi, boschi, aree protette, quindi, la prima cosa da fare è essere consapevoli di questo "privilegio". Dovremmo essere noi stessi a renderci conto che alcuni tipi di fotografie, seppur interessanti, sono del tutto inutili. Questo perché gli stessi scatti sono stati ripetuti centinaia di volte da altri fotografi probabilmente autorizzati e coaudivati da personale esperto del settore. La rete e i libri ne sono colmi. Mi riferisco agli scatti di "rapina", fatti a distanze ridotte ad individui in cova, nidi, pulli al primo involo e che mettono inesorabilmente in pericolo la nidificazione. Il momento culminante dell´evento biologico dell´anno di un fenicottero o di una capinera, ad esempio, non può e non deve essere messo in pericolo da uno di noi che si avvicina al nido per "predare" qualche scatto, perché di questo si tratta: predazione, che si giustifica con la speranza di vendere o vedere le prorpie immagini in qualche rivista del settore con il proprio nome pubblicato in calce. In conclusione, non andiamo a caccia di nidi per posizionare a due metri di distanza la nostra attrezzatura (magari corredata di flash...) e se proprio siamo interessati alla riproduzione di questa o quella determinata specie andiamo a comprare un libro e studiamo le modalità su carta. Ce ne sono a decine. Basta volerlo. La curiosità è lecita solamente quando non arreca danno a terzi, che in questo caso sono i nostri amici uccelli. |
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